Pensieri

Venipedia® Mercante è in arrivo, apre il 1° dicembre.

È la nostra promessa: darti un’esperienza che sarà molto più di un semplice acquisto.

Sarà la scoperta di una Venezia autentica, che oggi produce ancora eccellenza e qualità, che rispetta una tradizione millenaria che include la voglia di sperimentare e di innovare. Una Venezia che conosciamo bene, che non si limita alla sola città storica, ma si espande in tutto il suo territorio. Una Venezia che molto probabilmente non hai ancora avuto l’occasione di conoscere altrettanto bene.

Sarà l’occasione quindi di regalarti e regalare prodotti e servizi davvero unici e originali, anche provenienti da talenti non ancora conosciuti. Questo perché Venipedia® Mercante è nato anche con l’obiettivo di dare supporto agli artigiani, ai produttori, ai creativi e agli innovatori, lavorando insieme a loro per creare una sinergia positiva e proattiva, che cambi in meglio la vita, che cambi in meglio il mondo, chiedendo loro di aderire a standard di qualità che abbiamo definito, sia nel livello qualitativo del prodotto e/o del servizio offerto, sia a livello di impatto ambientale ed equità sociale.

Sarà l’opportunità di essere partecipe di un movimento positivo: abbiamo infatti creato un programma che abbiamo chiamato Venipedia® Virtuosa, con cui ritorneremo al territorio il 2% del nostro ricavato proveniente da Mercante e da altri progetti di Venipedia® verso realtà meritevoli, ogni anno.

Sarà la sicurezza di sapere che abbiamo personalmente incontrato ogni singolo partner del progetto, selezionato dopo un periodo di dialogo e di valutazione, non solo per accertarci della sua serietà ma per capire anche se e dove ci sia la possibilità di costruire nuove idee, insieme, sinergicamente. Per questo motivo non troverai fin da subito una grandissima quantità di partner, prodotti e di servizi: ci prendiamo il tempo giusto per essere certi di mantenere la nostra promessa, come facciamo già con la produzione dei nostri contenuti. Ci prendiamo il tempo giusto per essere certi che tutte le mille idee che abbiamo in mente, possano essere realizzate in conformità agli standard di eccellenza che ci siamo preposti.

Ecco perché il 1° dicembre sarà l’inizio e il punto di partenza di qualcosa di nuovo, di bello, da condividere insieme.

Venipedia si trova qui. L’indirizzo di Venipedia® Mercante sarà pubblico a partire dal 1° dicembre.

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Pensieri

Le regole per vivere in armonia con gli uomini

  1. Le tette sono fatte per essere guardate ed è per questo che lo facciamo. Non c’è modo di modificare questo comportamento. Un bel lato B sortisce il medesimo effetto.
  2. Imparate ad usare la tavoletta del cesso. Siete ragazze robuste: se è su tiratela giù. A noi serve su, a voi serve giù. Noi non ci lamentiamo mai quando la lasciate giù.
  3. Domenica = sport/relax. E’ un evento naturale come la luna piena o il cambiamento delle maree. Lasciatelo così.
  4. Fare la spesa NON si può considerare sport.
  5. Piangere è un ricatto.
  6. Se volete qualcosa, chiedetelo.
  7. Cerchiamo di essere chiari: “Sottili” sottintesi non funzionano. “Forti” sottintesi non funzionano. “Ovvi” sottintesi non funzionano. Semplicemente … DITELO!!
  8. Sottoponeteci un problema solo se vi serve aiuto per risolverlo. Serviamo a questo. Per la solidarietà ci sono le vostre amiche.
  9. Un mal di testa che dura da 17 mesi è un problema. Fatevi vedere da un medico.
  10. Qualunque cosa abbiamo detto sei mesi fa non è utilizzabile in una discussione. Più precisamente: il valore di qualunque affermazione scade dopo sette giorni.
  11. Se pensate di essere grasse, probabilmente lo siete. Non chiedetecelo.
  12. Se qualcosa che abbiamo detto può essere interpretata in due modi e uno dei due vi fa arrabbiare o vi rende tristi, intendevamo l’altro. Se entrambi vi fanno arrabbiare o vi rendono tristi ci siamo espressi male.
  13. Potete chiederci di “fare qualcosa” o dirci “come volete che sia fatta”. Non tutte e due le cose contemporaneamente. Se poi sapete il modo migliore per farla, potete benissimo farvela da sole.
  14. Quando possibile, parlate durante la pubblicità.
  15. Cristoforo Colombo non aveva bisogno di qualcuno che gli indicasse la rotta. Noi nemmeno.
  16. TUTTI gli uomini vedono in 16 colori, come le impostazioni base di Windows. “Pesca”, per esempio, è un frutto, non un colore. Anche “melone” è un frutto. “Malva”, non abbiamo la più pallida idea di cosa sia.
  17. Se prude, grattatevi. Noi facciamo così.
  18. Se chiediamo cosa c’è che non va e voi rispondete “niente”, ci comporteremo esattamente come se non ci fosse nulla che non va. Sappiamo perfettamente che state mentendo, ma così ci risparmiamo un sacco di fastidi.
  19. Se ponete una domanda a cui non volete una risposta, aspettatevi una risposta che non volevate sentire.
  20. Quando dobbiamo andare da qualche parte, tutto quello che indossate è bellissimo. Davvero!
  21. Non domandateci mai a cosa stiamo pensando, a meno che non siate pronte a sostenere un dialogo su: sesso, sport, automobili, sesso.
  22. I vestiti che avete sono più che sufficienti.
  23. Le scarpe, invece, sono troppe.
  24. Noi siamo perfettamente in forma: “tondo” è una forma.

— Anonimo per l’armonia tra i sessi

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Musica, Pensieri

Jupiter Voyager

Mi sono immaginato un viaggio verso-intorno-sopra-sotto Giove.

Mi sono immaginato comunicazioni vocali di rimbalzo tra un pianeta e l’altro, tra una sonda e l’altra.

Mi sono chiesto cosa avrei composto al mio ritorno da quel viaggio.

Strumenti: iPad + Garage Band

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Pensieri

Cara Brittany.

Cara Brittany, onestamente se hai fatto o meno una scelta dignitosa, penso solo tu, i tuoi familiari e i tuoi amici più stretti lo sappiate. Forse i tuoi medici.

Tutti i discorsi che si stanno facendo in questi giorni sulla tua scelta, sono solo brandelli di bit: inutili.

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Pensieri

Efficienza verde.

Questa è la copertina che ho voluto dedicare alla prima newsletter aziendale dell’anno.

bazzmann-newsletter-efficienzaverde

Posso dire con assoluta certezza che, nell’aspetto professionale di tutto il mio percorso, dopo la creazione stessa di Bazzmann Srl e la sua evoluzione, nonché la creazione di Venipedia, questo è il terzo passo importante che faccio con grande soddisfazione.

Veder crescere la propria idea di partenza, su cui hai investito anni, soldi, tempo, notti e vederla crescere anche in nuove persone, molto valide, che ampliano il nostro gruppo di lavoro interno è una cosa, che a discapito del periodo di crisi, fa bene.

Fa bene riuscire a creare benessere, anche per altri e nonostante si dica spesso il contrario, è una delle migliori realizzazioni per un imprenditore. Almeno, per me lo è.

Benessere non solo economico, bene inteso, ma anche e soprattutto di realizzazione attraverso una crescita ed espressione personale, attraverso una condivisione di progetti importanti, come Venipedia, attraverso un ambiente di lavoro confortevole, piacevole e innovativo.

Creare qualcosa di duraturo, che lasci un segno nel tempo, che cambi in meglio il futuro, o contribuisca almeno a farlo.

Noi ci proviamo, sputacchiando sangue qua e là, e per il momento, un passo dopo l’altro, penso anche ci stiamo riuscendo. Anche se questo lo dirà il tempo, chi lavora in Bazzmann, chi collabora ai nostri progetti e chi, naturalmente, riceve i nostri servizi.

La copertina, dicevo, incorpora due grandi passi in avanti.

Il primo è che dal 1° gennaio 2014 i nostri uffici sono sostenuti da energia proveniente al 100% da fonti rinnovabili certificate, e chi mi conosce sa che da tempo è un mio pallino riuscirci.

Il secondo è che siamo attivamente coinvolti nel processo di certificazione di qualità ISO 9001. Un obiettivo che da anni era nella nostra roadmap – per usare un termine figoso – e che a fine 2013 abbiamo finalmente deciso di mettere in campo.

Da qui il titolo: “Efficienza verde”.

Grazie a Manuela, socia e madre, i cui salti mortali per far quadrare le cose, nonostante tutti gli imprevisti di percorso, sono stati basilari per raggiungere questi obiettivi.

Grazie anche a Marco (no, non sono io): continuamo così, stiamo facendo un buon lavoro.

Ora non resta che continuare tutti a migliorarci costantemente.

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Pensieri

Nasce il primo e unico “Museo virtuale della Cartolina storica veneziana” in Italia.

La Biblioteca Nazionale Marciana ospiterà, venerdì 21 febbraio 2014, alle ore 17.00, nelle sue Sale Monumentali (Liberia Sansoviniana, Piazzetta San Marco n. 13/a), la presentazione del primo e unico “Museo virtuale della Cartolina storica veneziana” in Italia, consultabile in “Venipedia®: molto più di un’enciclopedia su Venezia” a partire dal 21 febbraio 2014.

Questo il programma dell’incontro:

  • Saluto di Maurizio Messina (Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana)
  • Proiezione di un breve video
  • Introduzione: Marco Trevisan (Venipedia® / Bazzmann Srl)
  • Commento di Maurizio Vittoria (Comitato Venezia)
  • Spiegazione di Michele Rossi (Collezionista e curatore del Museo)
  • Breve dimostrazione del progetto

La presentazione sarà disponibile in diretta web tv su Venipedia TV, visibile all’indirizzo: http://venipedia.it/tv

“Venipedia®: molto più di un’enciclopedia di Venezia” presenta il “Museo virtuale della Cartolina storica veneziana”, il primo e unico museo virtuale in Italia sul tema, creato e curato insieme al collezionista Michele Rossi. Il Museo virtuale continua il percorso di costruzione di un’enciclopedia innovativa sul tema Venezia, offrendo un’occasione unica per conoscere, approfondire e appassionarsi al meraviglioso mondo della cartolina storica veneziana. La caratteristica principale del Museo è quella di mettere in particolare risalto le cartoline “viaggiate”, ovvero realmente spedite e ricevute, integre e complete di affrancatura. Non sono solo delle cartoline, ma delle vere e proprie piccole grandi storie da “ascoltare”. Per la sua inaugurazione il Museo conterrà la prima delle molte tematiche che saranno pubblicate nell’immediato futuro, un omaggio al paròn de casa, ovvero il Campanile di S. Marco.

Venipedia®, inaugurata nell’ottobre 2012, nel suo primo anno di attività e nella sola lingua italiana ha raggiunto 40.000 persone in 80 paesi nel mondo, conta una community di circa 2.000 persone, valorizzando moltissime attività culturali anche grazie all’innovativa Venipedia TV, che permette di accedere in diretta web tv e in differita ad alcuni dei più importanti eventi culturali della città di Venezia, e non solo. Molte altre novità, uniche e innovative, sono in arrivo.

Michele Rossi è un appassionato, competente e attento collezionista di cartoline, non solo veneziane, che può vantare una collezione unica di circa 15.000 pezzi. Un attento ricercatore della cartolina, che non si ferma a collezionarle ma è un vero e accurato esploratore delle storie che si celano in ognuna di esse, delle loro caratteristiche e delle loro peculiarità.

Ufficio Stampa:
Annalisa Bruni (041.2407238 /  bruni@marciana.venezia.sbn.it)

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Pensieri

Quasi.

Ancor peggio della convinzione del no,
l’incertezza del forse è la disillusione di un”quasi”.
E’ il quasi che mi disturba, che mi intristisce,
che mi ammazza portando tutto quello che poteva essere stato e non è stato.
Chi ha quasi vinto gioca ancora,
Chi è quasi passato studia ancora,
Chi è quasi morto è vivo,
Chi ha quasi amato non ha amato.
Basta pensare alle opportunità che sono scappate tra le dita,
alle opportunità che si perdono per paura,
alle idee che non usciranno mai dalla carta
per questa maledetta mania di vivere in autunno.
Mi chiedo, a volte, cosa ci porta a scegliere una vita piatta;
o meglio, non mi chiedo, contesto.
La risposta la so a memoria,
è stampata nella distanza e freddezza dei sorrisi,
nella debolezza degli abbracci,
nell’indifferenza dei “buongiorno” quasi sussurrati.
Avanza vigliaccheria e manca coraggio perfino per essere felice.
La passione brucia, l’amore fa impazzire, il desiderio tradisce.
Forse questi possono essere motivi per decidere tra allegria e dolore, sentire il niente, ma non lo sono.
Se la virtù stesse proprio nei mezzi termini, il mare non avrebbe le onde, i giorni sarebbero nuvolosi
e l’arcobaleno in toni di grigio.
Il niente non illumina, non ispira, non affligge, nè calma,
amplia solamente il vuoto che ognuno porta dentro di sè.
Non è che la fede muova le montagne,
nè che tutte le stelle siano raggiungibili,
per le cose che non possono essere cambiate
ci resta solamente la pazienza,
però, preferire la sconfitta anticipata al dubbio della vittoria
è sprecare l’opportunità di meritare.
Per gli errori esiste perdono; per gli insuccessi, opportunità;
per gli amori impossibili, tempo.
A niente serve assediare un cuore vuoto o risparmiare l’anima.
Un romanzo la cui fine è istantanea o indolore non è un romanzo.
Non lasciare che la nostalgia soffochi, che la routine ti abitui,
che la paura ti impedisca di tentare.
Dubita del destino e credi a te stesso.
Spreca più ore realizzando piuttosto che sognando,
facendo piuttosto che pianificando, vivendo piuttosto che aspettando
perchè, già che chi quasi muore è vivo,
chi quasi vive è già morto!!!

Luìs Fernando Verìssimo

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I dieci ladri della tua energia

  1. Lascia andare le persone che condividono solo lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente.
  2. Paga i tuoi debiti in tempo. Nel contempo fai pagare a chi ti deve o scegli di lasciarlo andare, se ormai non lo può fare.
  3. Mantieni le tue promesse. Se non l’hai fatto, domandati perché fai fatica. Hai sempre il diritto di cambiare opinione, scusarti, compensare, rinegoziare e offrire un’alternativa ad una promessa non mantenuta; ma non farlo diventare un’abitudine. Il modo più semplice di evitare di non fare una cosa che prometti di fare e dire no subito.
  4. Elimina nel possibile e delega i compiti che preferisci non fare e dedica il tuo tempo a fare quelli che ti piacciono.
  5. Permettiti di riposare quando ti serve e dati il permesso di agire se hai una buona occasione.
  6. Butta, raccogli e organizza, niente ti prende più energia di uno spazio disordinato e pieno di cose del passato che ormai non ti servono più.
  7. Dà priorità alla tua salute, senza il macchinario del tuo corpo lavorando al massimo, non puoi fare molto. Fai delle pause.
  8. Affronta le situazioni tossiche che stai tollerando, da riscattare un amico o un famigliare, fino a tollerare azioni negative di un compagno o un gruppo; adotta l’azione necessaria.
  9. Accetta. Non per rassegnazione, ma niente ti fa perdere più energia di litigare con una situazione che non puoi cambiare.
  10. Perdona, lascia andare una situazione che è causa di dolore, puoi sempre scegliere di lasciare il dolore del ricordo.

Non ne ho la certezza, ma questo decalogo viene attribuito al Dalai Lama.

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Venipedia: l’enciclopedia di Venezia.

E’ da molto tempo che non pubblico qualcosa qui, ma tra il ripensare ad un nuovo ruolo di questo sito e lavorare sodo su vari progetti soddisfacenti, il tempo è stato davvero poco per pubblicare qualcosa.

Tuttavia, oggi è un buon giorno per aggiungere qualcosa… anzi, posso dirlo: è un ottimo giorno per farlo.

Già da giorni stiamo facendo il tam-tam su tutti i canali ufficiali e meno ufficiali, e stavo quasi per dimenticarmi del mio primo luogo di condivisione personale… ma rimedio subito: l’11 ottobre 2012, alle ore 17:00 presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia presentiamo “Venipedia: l’enciclopedia di Venezia“.

L‘evento di presentazione, patrocinato dal Comune di Venezia, sarà in diretta streaming web, sia sulla home ufficiale di Venipedia, sia sulla pagina ufficiale di Facebook.

E’ un progetto che conservo al caldo e con cura da ormai una decina d’anni, se non più, attendendo il momento maturo e propizio per farlo.

Beh, quel momento è ora. Qui e ora.

Venipedia è un gran bel progetto, fatto insieme a persone interessanti, in gamba, serie e talentuose. Ha richiesto anni di fermentazione e sedimentazione, dall’idea embrionale allo sviluppo dell’idea finale, che in realtà è l’idea di partenza, e che non avrà una fine. Ha richiesto più di un anno di preparazione, analisi, studio, sperimentazione, correzioni, revisioni delle bozze, produzione delle immagini, dello stile, scelta dei caratteri… e la lista potrebbe essere ancora molto lunga.

E siamo solo all’inizio.

E quando dico che è un gran bel progetto, lo dico realmente con il petto pieno d’orgoglio per il risultato che siamo riusciti a raggiungere in così poco tempo, se si considera la quantità di cose che si sono dovute gestire.

Il payoff che è venuto naturale scegliere e adottare è molto semplice, ma condensa tutto lo spirito del progetto, puro, semplice e cristallino: “Venipedia è l’enciclopedia di Venezia. Fatta dai Veneziani e da chi ama Venezia, per i Veneziani e per il resto del mondo.

Questo progetto — ed è l’altra metà del motivo per cui ne sono orgoglioso — è solo la punta dell’iceberg di tutta un’operazione a più ampio respiro… che naturalmente svelerò e sveleremo un pezzo per volta. Non siate ingordi, tutto e subito non è possibile. Suvvia.

Giovedì prossimo, quindi, presenteremo Venipedia in una delle sedi più prestigiose di Venezia, in una sala che è pregna di storia, di arte, di cultura e che se potesse parlare, sicuramente avremmo ore e ore di religioso silenzio e sguardi rapiti dalle mille storie che essa potrebbe raccontare.

L’invito e l’accesso è aperto a tutti.

E’ davvero un onore per me poter collaborare e avere il sostegno da persone di vero talento, comprese tutte le persone che rappresentano le varie istituzioni veneziane e non, che credono nel progetto con vero entusiasmo e totale supporto.

Stiamo facendo qualcosa di utile, e questo è quanto di meglio possa chiedere un uomo dal proprio lavoro.

 

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Pensieri

BP, Houston, Texas, petrolio… forse non tutti sanno che…

Il disastro ambientale che si è abbattuto – e che si sta abbattendo tuttora – in quello che era uno dei mari più ambiti nelle mete turistiche mondiali è sotto gli occhi di tutti, e ancor più il fatto che la falla non é stata fermata.

Ciò che però non si sa è che a questo genere di disastri (ufficialmente non cosí dannosi, in realtà non possiamo sapere, a questo punto) sono già accaduti e — tra le altre — la protagonista è stata anche la stessa BP.

Ma andiamo con ordine…

Houston e la Colonial Pipeline

Punto primo: il più grande stabilimento al mondo che produca gomma sintetica si trova oggi in Texas. Dal 1942, la Goodyear Rubber produce ancora oggi prodotti che vanno dai copertoni per le auto della Formula 1 alla gomma da masticare. Ma, per quanto grande possa essere lo stabilimento, si perde nel complesso industriale che lo circonda.

Punto secondo: questo megaplex industriale, che inizia alla periferia orientale di Houston e continua ininterrotto per ottanta chilometri fino al Golfo del Messico è la più grande concentrazione di raffinerie di petrolio, compagnie petrolchimiche e serbatoi di stoccaggio della Terra.

Punto terzo: la madre di tutte le condutture oleodotte – piene di benzina, gasolio per riscaldamento, diesel e combustibile avio appena raffinati –, la Colonial Pipeline lunga 8880 chilometri e larga un metro, fa viaggiare questi combustibili in varie gradazioni da Pasadena a Linden, New Jersey, alla velocità di sette chilometri all’ora. Un viaggio di una ventina di giorni, salvo guasti o uragani.

Le cupole saline di stoccaggio

Sotto la costa del Golfo del Messico ci sono circa cinquecento cupole saline formatesi con il risalire a galla attraverso gli strati sedimentari del sale depositato a ottomila metri di profondità. Molte di queste cupole si trovano proprio sotto Houston. Di forma bombata, possono essere larghe anche uno o due chilometri.

Facendo una trivellazione in una cupola di sale e poi pompando acqua dentro è possibile dissolvere parte dell’interno e usarla come locale di stoccaggio. Alcune caverne di stoccaggio nelle cupole di sale sotto la città sono larghe duecento metri e alte ottocento, un volume equivalente al doppio della Houston Autodrome.

Poiché le pareti di cristallo di sale sono considerate impermeabili, le cupole vengono usate per conservare i gas, soprattutto quelli più esplosivi, come l’etilene. Pompato dentro una formazione salina sotterranea, l’etilene è tenuto sotto pressione finché è pronto per essere trasformato in plastica.

Dal momento che è così volatile, il gas può decomporsi rapidamente, facendo scoppiare le tubature sotterranee.

L’isomerizzazione e altri recenti disastri

L’isomerizzazione è una procedura che usa un catalizzatore a base di platino e una temperatura superiore ai 650° per ridistribuire gli atomi nelle molecole di idrocarburo in modo da incrementare l’ottano nel combustibile oppure produrre sostanze usate nella plastica.

L’isomerizzazione può diventare estremamente volatile.

Le torri di cracking e gli impianti di isomerizzazione sono dotati di torce. Se un qualunque processo diventa sbilanciato, o se la temperatura schizza troppo in alto, entrano in gioco le torce per allentare la pressione. Una valvola di scarico manda qualunque cosa non possa essere ulteriormente contenuta su per la ciminiera della torcia, segnalando alla fiamma pilota di accendersi. A volte viene anche iniettato del vapore in modo che quel che c’è dentro non faccia fumo ma bruci in modo pulito.

E se non va per il verso giusto?

Quando qualcosa non va per il verso giusto, putroppo i risultati possono essere terrificanti.

Nel 1998 la Sterling Chemical emise una nuvola di acido cloridrico e di vari isomeri del benzene che mandò all’ospedale centinaia di persone. Quattro anni prima c’era stata un fuga di milleduecento chili di ammoniaca che aveva provocato novemila denunce per lesioni personali.

Nel marzo 2005 un geyser di idrocarburi liquidi erutto da una delle ciminiere di isomerizzazione della BP. A contatto con l’aria gli idrocarburi si incendiarono uccidendo quindici persone. Nel luglio di quell’anno, nello stesso impianto, esplose un gasdotto di idrogeno; in agosto una fuga di gas che puzzava di uova marce, segno della presenza di solfuro di idrogeno tossico, portò alla temporanea chiusura di gran parte della BP. Qualche giorno prima a Chocolate Bayou, venticinque chilometri più a sud, in una fabbrica di plastica sussidiaria della BP, un’esplosione aveva provocato fiamme alte quasi venti metri. Si era dovuto lasciar estinguere la fiammata da sola.

C’erano voluti tre giorni.

Perciò? Forse…

Che il mondo attuale e la nostra civiltà sia basata sull’energia — in qualsivoglia forma e utilizzo — lo sappiamo e allo stato attuale è uno dei perni centrali su cui si basa tutto. Perciò dell’energia abbiamo bisogno, oggi più che mai.

Tuttavia, forse, c’è davvero qualcosa che non va e che comincia ad essere sempre più preoccupante: la nostra sicurezza.

Forse, il mero soldo e l’attuale economia basata sul solo profitto non è più l’ingranaggio che deve muovere il mondo.

Forse sto dicendo una cosa scontata. Ma stando agli avvenimenti non mi sembra più proprio così scontata.

Forse questa famosa utopia del bene comune — ma solo perché c’è la volontà che rimanga tale — dovrebbe diventare più una realtà che un sogno.

Forse, come dice un vecchio proverbio indiano, “abbiamo la Terra non in eredità dai genitori ma in affitto dai figli“.

E forse dovremmo iniziarci a pensare seriamente tutti quanti.

La fonte di queste nozioni è il libro che dovremmo leggere tutti quanti, tra altri eccellenti pubblicati, intitolato “Il mondo senza di noi” di Alan Weisman. Da questo libro estrapolerò altri disastri che ogni anno vengono prodotti, con cifre e contesti disarmanti. A dir poco.

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Dojo, Pensieri

L’anno dell’uragano.

Ore 18.30

In un pomeriggio più caldo di due ratti che trombano in un calzino di lana, John McBride, uno e ottantacinque abbondanti, quasi cento chili, le manone come prosciutti, un fisico da cinghiale selvatico con un carattere dello stesso genere, arrivò all’isola di Galveston col traghetto che veniva dalla costa del Texas; aveva una sei colpi sotto il spprabito e un rasoio in una scarpa.

Mentre il traghetto attraccava, McBride mise giù la valigia, si tolse la bombetta, prese un bel fazzoletto bianco nuovo di zecca da una tasca del soprabito, lo usò per asciugare l’inceratino della bombetta, poi per detergersi il sudore dalla fronte, quindi se lo passò sui radi capelli neri per rimettersi infine il cappello.

A San Francisco un vecchio cinese gli aveva detto che i capelli li stava perdendo perché portava sempre il cappello, e McBride aveva deciso che poteva anche avere ragione; però adesso il cappello lo portava per nascondere la propria calvizie. All’età di trent’anni sentiva di essere troppo giovane per perdere i capelli.

Il cinese gli aveva venduto a una cifra considerevole un tonico dall’odore dolciastro che avrebbe dovuto risolvere il suo problema. McBride lo usava con devozione religiosa, strofinandoselo sullo scalpo. Finora, l’unico effetto visibile era stata la lucidatura della sua pelata. Se mai fosse tornato a San Francisco era il caso di andare a trovare quel cinese, magari per fagli un paio di bernoccoli sulla testa.

Il giorno dell’uragano“,
Joe R. Lansdale — pag. 19-20
(Fanucci Editore)

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Pensieri

Quando il tango incontra The Movie Project…

E’ l’estate all’insegna di un connubio assolutamente perfetto dove il tango, sensuale e avvolgente, incontra l’atmosfera magica catturata dalla prima serie tematica del The Movie Project.

E’ il momento di The Movie Project meets: Tango, una collezione imperdibile di scatti eseguiti durante un ciclo di milonghe al Lido di Venezia in collaborazione con gli amici di Tangoblivion, con persone squisite e ballerini eccezionali.

The Movie Project meets Tango: One

Maggiori informazioni sul nostro sito aziendale, online è disponibile anche la proiezione delle immagini mostrata nella serata finale.

Come esperienza prettamente personale devo dire che il tango ha davvero fornito gli spunti e le occasioni (a volte perse, ahimè, per questo o quell’altro imprevisto) che intuivo potesse dare al nostro progetto cine-foto-matografico, e il risultato ha addirittura superato tutte le aspettative. 🙂

A vedere il risultato finale, fa venire voglia di iniziare a ballare il tango! 😉

Buona visione!

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Pensieri

Venezia, rinascere dalle piccole cose.

Comunità veneziana.

Erano gli inizi del 400 d.C. quando gli storici collocano la nascita di quella comunità, di quel manipolo di audaci, se vogliamo, che sfidarono le avversità in una serie di isolette sperdute e paludose lungo il corso di un canale profondo chiamato rivus prealtus, rivus altus, Rialto.

Un gruppo di persone che, uniti dalle avversità, hanno sviluppato negli anni un forte senso di comunità, che con fierezza e indipendenza, ha portato alla creazione di una città, una storia e una cultura unica ed intensa.

Un Comune che oltre a vincere le avversità naturali, come paludi, fango, fiumi, maree, è riuscito anche a conquistare e costruire un vero e proprio Impero.

Venezia e la sua decadenza.

Questa mattina leggo sul Gazzettino un articolo in cui mi riscopro essere pienamente d’accordo.

Che Venezia stia subendo da anni una sorta di cammino verso un coma irreversibile è sotto gli occhi di tutti. L’esodo verso la terraferma è in atto da molti anni e le cause sono tra le più varie, ma non è un mistero che anche il costo della vita fa la sua buona parte.

I giovani che vogliono rimanere, o venire, si trovano comunque con una città costosa dove vivere, ma che più che altro tende ad offrire sempre meno servizi, alcuni di bisogno quotidiano.

Numerose sono le case e i palazzi acquistati da tutti (compresi russi, cinesi, giapponesi e via dicendo) tranne che dai veneziani stessi.

Anche le isole sono in vendita.

Il punto è che molti di loro Venezia non la vivono, la tengono semplicemente come meta di villeggiatura. Esempio ne sono le numerose case inutilizzate per gran parte dell’anno.

Eppure basta poco…

Vittorio Tabacchi, proprietario della Safilo, si rivolge a quelle personalità e autorità che hanno sia il potere che il dovere di non far andare alla deriva una città e una cultura unica al mondo, affermando varie cose di cui riporto i due passaggi che ritengo più signiticativi dall’articolo pubblicato oggi nel Gazzettino:

Basterebbe che facessero una leggina grande così, forse anche la Regione, che dicesse: “Cosa manca a Venezia? I panettieri, gli scarpari, i casolini. Bene: i panettieri che vengono ad aprire a Venezia, non pagano le tasse per dieci anni”. Oppure avranno la casa gratis. Insomma, si deve andare a vedere cosa manca per mantenere in vita questa città, e dare una soluzione immediata.

[…]

Basterebbe un commissario non politico, l’ordinaria amministrazione: qualcuno che costruisse il ponticello, che incentivasse panettieri, falegnami, ciabattini, idraulici. Partiamo dalle piccole cose: sennò il Mose sarà perfettamente funzionante il giorno in cui non servirà più. Invece se non si buttano sul faraonico, non sono contenti. Poi si ritrovano con il ponte di Calatrava fermo da cinque anni: i veneziani che hanno costruito Rialto in metà tempo si stanno rivoltando nella tomba. E nessuno si vergogna: tutti belli, felici, sorridenti che sproloquiano al popolo. Troppa filosofia.

Mancano i veneziani, insomma, quel “senso della città” che anche ai veneziani stessi manca. Servizi, in primis.

Tanto per fare un esempio, con i soldi spesi per il ponte fantasma, si sarebbero potuti mettere a posto almeno 10 ponti in pietra mezzi pericolanti, che in tanti usano per andare a fare la spesa. O alcune fondamenta che ne abbisognano. O tenere aperto qualche asilo in più. O dare un po’ più di gioia ai visitatori e agli stessi veneziani quando si festeggia il Redentore, il Carnevale, la Regata Storica.

O dare più evidenza a numerose altre dimostrazioni culturali minori.

Insomma… far vivere la città.

E noi veneziani?

Naturalmente sarebbe un errore volgere sempre lo sguardo verso l’esterno, additando sempre ad altri “colpe” o mancanze che probabilmente siamo i primi ad avere.

Che so, magari si può iniziare evitando di buttare carte e sigarette (per limitarmi a questo… ma dovrei aggiungere anche lavatrici, gomme di automobili, sedie, biciclette…) in acqua e in città.

Magari si può iniziare ad usare prezzi meno turistici e più cittadini, e non affidandosi al “tanto turismo ce n’è”.

Magari iniziare per primi, avendo un’attività, a proporre servizi utili alla cittadinanza, e non aspettare che i servizi vengano attivati.

Magari recuperare quel senso di assemblea popolare (al tempo chiamata Arengo) che non si faccia problemi ad esprimere la propria opinione, ma anche e soprattutto ottenere che venga messa in pratica la decisione popolare.

Magari avere un Comune che dialoghi con i cittadini, che raccolga le loro idee (e di idee buone ce ne sono) e abbia l’obiettività di riconoscerle valide e metterle in pratica, senza spendere inutili soldi a favore di altrettanti progetti inutili o sostenere ancora più inutili no-global (inutile negare che in un modo o nell’altro i soldi vengono spesi anche per loro), che tutto fanno tranne che essere costruttivi.

Insomma… troppo idealismo? Non credo… in noi batte il cuore della Repubblica del Leone, perché non dovremmo tornare a ruggire? 🙂

Vecchi commenti:

  • 03.apr.2007 | scritto da: Luca
    Il problema è che a noi italiani manca da tempo un senso di appartenenza. Dobbiamo riprendere a frequentare attivamente le nostre città, paesi, province. Ricominciare a usare le strade, pulirle dalle macchine e dalla sporcizia. Nessuno si sognerebbe di spegnere una sigaretta nel proprio salotto di casa, ma nessuno si cura di buttarle nei cestini in strada. Perchè non pensiamo, e usiamo, le nostre città come un nostro salotto? Dobbiamo ricominciare a frequentare le strade, apprezzare i luoghi, interessarsi delle nostre “origini” perchè molto sta scomparendo, feste di paese, ricorrenze, particolarità varie. Venezia ne soffre perchè soffre di turismo soffocante, altre città ne soffrono per una brutta malattia chiamata “indifferenza”.
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Pensieri

Energia pulita dai batteri? Forse si.

Ad una prima lettura dell’articolo pubblicato ieri, 12 maggio, su Wired, pare che un giovane studente canadese, Kartik Madiraju, abbia trovato una soluzione interessante all’annoso problema di inventare una soluzione definitiva per l’energia pulita.

La chiave di tutto gira intorno a dei batteri magnetici scoperti nel 1975 da Richard P. Blakemore, che si possono ritrovare con una certa facilità sia nelle acque dolci che salate, di tutto il mondo.

Stando ai risultati dell’esperimento, Madiraju è riuscito a produrre una discreta quantità di energia (all’incirca metà di quella prodotta dalle normali batterie “stilo” AA, oggi in commercio) per 48 ore consecutive, utilizzando una piccola quantità di batteri, contenuti in una batteria di plastica munita di elettrodi.

Approfondendo ulteriormente, grazie ai commenti dei lettori dell’articolo pubblicato su Wired, sembra proprio che si possa davvero produrre una risorsa energetica potenzialmente infinita, a patto che si mantenga il loro habitat e soprattutto la presenza di Fe (ferro) e O2 (ozono), necessari alla produzione di magnetite, utilizzata per la conversione in energia.

Per chi vuole approfondire la ricerca, è presente in rete un sostanzioso PDF sull’argomento.

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Cronache marziane?

Già l’anno in corso si è reso protagonista di tutta una serie di eventi piuttosto “pesanti” dal punto di vista meteorologico, come lo tsunami nelle regioni indiane e africane, o l’uragano che ha sommerso New Orleans.

Non siamo nuovi neppure ad eventi che hanno a che fare con varie tensioni culturali e sociali, guerre ne sono passate in abbondanza, così come atti terroristici di cui siamo stati testimoni in questi ultimi anni.

Però quest’anno una notizia mi ha lasciato particolarmente a bocca aperta: la vicenda della piccola Angelica (così l’hanno chiamata per darle almeno un’identità onorevole in una vicenda che di onorevole proprio non ha nulla).

Parlo della bimba la cui “madre” (e di certo è il termine più inappropriato da usare in questo caso) si è tanto prodigata a “bollirla” nel senso più letterale del termine. Bollirla?!? Ma siamo impazziti?

Credo davvero non ci sia nessun modo per giustificare un atto simile… ma neppure per comprenderlo… e non posso che trovarmi in pieno accordo con quanto dichiarato dal dirigente della squadra mobile di Enna, Tito Cicero:

In questo caso non si può neanche parlare di degrado sociale, ma solo di totale mancanza di valori. La soddisfazione di avere chiuso il caso in poche ore e di avere assicurato alla giustizia i responsabili di questa morte assurda non compensa la tragedia umana che abbiamo vissuto come uomini

Questa volta sono davvero senza parole.

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I Mabinogion.

Ho iniziato a leggere un nuovo libro, una serie di racconti della letteratura gallese medievale. Riportando quanto scrive chi ne sa più di me:

Opera “collettiva” di autori sconosciuti, a lungo tramandati in forma orale, i racconti dei Mabinogion rappresentano un compendio della mitologia gallese. La loro trascrizione risale alla metà del XII secolo ma la loro origine è molto più antica. Praticamente illeggibili per chiunque non abbia una profonda conoscenza delle forme linguistiche celtiche medievali, cominciarono a essere noti, tradotti in inglese, a partire dal 1850. Nelle mani di Evangeline Walton la materia di questi racconti di magia e di avventura si è trasformata in un ciclo di quattro romanzi, ponendosi come un importante esempio di narrativa fantastica moderna. Un’atmosfera magica, tra avventure di cavalieri e contese regali, amori contrastati, foreste oscure e spazi sconfinati.

La mia lettura è ancora in corso nel primo racconto (di 4 che sono presenti nel libro) e devo dire che per alcuni versi non è propriamente un libro facile da leggere, o per lo meno non scorrevole in maniera garantita per tutte le menti. Però è molto affascinante, soprattutto se si è amanti del genere “Il Signore degli Anelli”.

Qualche piccola ricerca su Google mi ha portato a scoprire che c’è veramente un intero mondo che ruota attorno ai “Mabinogion” (“per forza!” dirà giustamente qualcuno 🙂 ).

Per comodità ne riporto qualcuno di diretto, che mi ha colpito:

In inglese:

In italiano:


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