Dojo

L’ora del leone.

«A vostra disposizione.» dissi alla congrega, il che in pratica significava “Andate a fare in culo”. Ma certe cose, in questi casi, non le dici in maniera esplicita se vuoi che continuino a tenere l’amo sul pelo dell’acqua. Piuttosto interessante.

Un altro motivo del mio modo di fare brusco era la nostalgia del Dipartimento di polizia, noi lo chiamavamo “il Lavoro”, e in quel momento mi piangevo addosso e sognavo i bei giorni che furono.

Intercettai lo sguardo di Nick Monti. Non lo avevo conosciuto in servizio ma sapevo che aveva fatto il detective nell’unità investigativa, il che era perfetto per questo tipo di lavoro. Dicevano di aver bisogno di me per l’omicidio di quel palestinese e per altri delitti di matrice terroristica, per questo mi avevano offerto il contratto. «Lo sai perchè agli italiani non piacciono i Testimoni di Geova?» chiesi a Nick.

«No… perchè?»

«Perchè agli italiani non piace nessun testimone.»

La battuta provocò una sonora risata di Nick, ma gli altri tre mi guardarono come se avessi scorreggiato con il cervello. I federali, dovete sapere, sono così politically correct e anal-ritentivi, così terrorizzati dal catechismo del Pensiero di Washington, così intimiditi dalle direttive idiote che Washington emette come un costante flusso diarroico. Voglio dire, con il passare degli anni stiamo tutti più attenti a non offendere gli altri, a misurare le parole, e la cosa mi sta bene, ma i federali diventano decisamente paranoici all’idea di urtare qualcuno o qualche gruppo, così può capitare di sentire frasi del tipo “Salve, signor terrorista, mi chiamo George Foster e oggi sarà il funzionario addetto al suo arresto”.

L’ora del Leone“,
Nelson Demille – pag.32

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