Dojo

Scorrete lacrime, disse il poliziotto.

– Dio. – Jason barcollò. Vacillò, e la sua percezione della gravità si frantumò. Il suo orecchio medio, sottoposto a pressioni, si mise a fluttuare, e la stanza prese a ruotargli attorno, nel silenzio di una danza perpetua. Come una ruota panoramica in un luna park.

Chiuse gli occhi, si appoggiò al muro, poi, alla fine, guardò di nuovo.

“E’ morta” pensò. “Ma quando? Centomila anni fa? Un minuto fa?”
“Perché è morta?”
“E’ un effetto della mescalina che ho preso? E reale?

Era reale.

Si chinò a toccare la camicia con le frange. la pelle era morbida, soffice; non si era decomposta. Il tempo non aveva toccato i vestiti. Il che significava qualcosa, ma lui non era in grado di capirlo. “Soltanto lei” pensò. “Tutto il resto, in questa casa, è com’era prima. Quindi non può essere colpa dell’effetto della mescalina. Però non posso esserne certo.”

“Devo scendere al piano di sotto. Andarmene da qui.”
Ripercorse a zig-zag il corridoio.

Scorrete lacrime, disse il poliziotto.“,
Philip K. Dick – pag. 188
(Mondadori)

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