Novelle e scritti

Una bella giornata.

Decisamente è tra le giornate che preferisco.

Ti svegli la mattina – qualsiasi sia l’ora – e la senti già, un po’ nelle narici che pizzicano, un po’ nei muscoli che sono pronti e vivaci, un po’ nel fatto che non sei proprio così fatto di sonno come quando fuori non è tra queste giornate.

Poi ti alzi, ti dai una bella sistemata, anche furtiva, e te ne esci.

Frizzante, fredda, pungente. Direi quasi briccona.

Il cielo è limpido, l’aria cristallina e c’è quel vento carico che crea movimento, un tempo deciso, un tempo indaffarato, un tempo bello allegro e pieno di vita.

E chi se ne frega se non siamo propriamente in un clima caraibico con queste giornata. Sono vive, assolutamente, tremendamente vive.

È talmente viva, tutto così in continua evoluzione, che puoi anche stare fermo per ore sullo stesso punto e riesci a non annoiarti. Seduto su una panchina, in piedi appollaiato sullo scorrimano di un ponte o semplicemente alla finestra.

Tutto si muove, anche quando sei fermo come un chiodo conficcato nel cemento. E ti rigeneri.

Dico, vuoi mettere con quelle fastidiosissime giornate ferme, statiche, assolutamente immobili e sempre uguali? Metti che ci sia pure quella bella cappa di afa, pesante come una coperta bagnata: come camminare con un aratro legato sulle spalle e ben piantato nel terreno.

Una bella giornata invece va così, come un bimbo felice che vivacemente corre qua e là, o che alla sua prima camminata inciampa ogni tre-quattro passi, ma si alza sorridente e orgoglioso dei suoi piccoli-ma-grandiosi traguardi quotidiani.

Sir[§]Bazz

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